Origini della manifattura serica
La più antica manifattura per la lavorazione della seta storicamente documentata risale al 1510 e riguarda l'installazione di un mulino da seta (torcitoio) edificato in Como città da Pietro Boldoni di Bellano (Cronache di Francesco Muralto - inizio 1500 -)
Lo storico Giuseppe Rovelli (1738-1819) riferisce che nel 1554 viene restaurata la manifattura di “drappi di seta” per opera di Pagano Merino e che riceve dalla Comunità un premio per costruire un filatoio.
La tessitura era praticata anche prima del 1500 ma gli storici non indicano nomi, località o produzioni specifici limitandosi a rilevare l'attività.
E' nel periodo del Ducato Visconteo-Sforzesco (1395-1535) che viene introdotta la coltivazione del gelso per l'allevamento dei bachi.
Galeazzo Maria Sforza (1444-1476) con decreto del 1470 impose “di piantare cinque gelsi ogni cento pertiche di terreno”. Successivamente Lodovico Sforza detto il Moro (1451-1508) sviluppò la gelsicoltura a partire dalla “Sforzesca” fattoria modello edificata nel 1486, vicino a Vigevano.
Sarà solo a partire dal 1740 con la realizzazione della fabbrica di Pietro Cesare Bonanome (chiusa nel 1778) che si assisterà al progressivo consolidamento del setificio comasco.
L'economia lariana era infatti caratterizzata dalla florida manifattura della lana fino a circa il 1620 . Da questo periodo fino a metà del 1700 si assisterà ad una fase di decadenza economica e sociale dovuta al susseguirsi di circostanze quali la dominazione spagnola, la peste, le esondazioni del lago e del torrente Cosia.
Dell'arte serica
L'antica produzione dei tessuti di seta è tipicamente artigianale e si basa sull'attività del mercante e della Corporazione d'arte che fin dalla loro costituzione, risalente al sec. XII, emettevano gli Statuti. Si tratta di insieme di regole che gli iscritti dovevano rispettare per esercitare l'arte, dal controllo della conformità dei prodotti, agli aspetti di carattere economico-sociale e di apprendistato, ai rapporti tra i Maestri d'arte.
Il mercante, possiede le risorse economiche per controllare la produzione che commissiona ai Maestri d'arte delle singole lavorazioni quali l'incannatura, la torcitura, la tintoria e la tessitura.
Dalla fine del 1500 i cambiamenti politico-sociali e le innovazioni produttive cominciano ad incrinare il sistema corporativo che culminerà attorno alla metà del 1700, quando al sistema di produzione artigianale legato al mercante-proprietario si affermerà quello della fabbrica condotta da persone anche diverse dall'imprenditore.
Le Corporazioni sono soppresse (rimase la giurisdizione della Camera dei Mercanti) a partire dal 1773 da Giuseppe II (Vienna 1741-1790) e la loro scomparsa determina pesanti danni alla produzione e alla creazione dei tessuti perchè venne meno, in tutti gli ambiti produttivi del settore serico, il rispetto delle regole fino ad allora applicate.
Il 24 luglio 1786 vengono istituite le Camere di commercio nella Lombardia austriaca indicandone la localizzazione (Milano, Mantova, Cremona, Como, Pavia, Lodi, Gallarate e Codogno), la composizione, l’organizzazione interna e le funzioni.
Documenti conservati presso l'Archivio di Stato di Como rivelano di “sottoporre all'esame della Camera Mercantile tutti quelli che vorranno applicarsi al Setificio” e la comunità chiede (1793) al rappresentate camerale del governo austriaco di migliorare e qualificare l'attività tessile con la istituzione di un “Seminario delle Arti”.
Nel 1795 la Camera Mercantile istituisce un regolamento per ammettere gli “operai all'arte di tessere stoffe” e la stessa Camera rilascerà un “Certificato di approvazione” attestante la preparazione professionale dei tessitori.
Il setificio a Como comincia ad affermarsi in questo periodo di radicali cambiamenti e, affrontando ostacoli di varia natura, diventerà, attorno al 1870, il più importante centro tessile serico nazionale. Questo ruolo diventerà preminente a partire dal periodo compreso tra il 1869 ed il 1891, grazie anche all'introduzione del telaio meccanico, alle scelte produttive, ai progessi ottenuti nei vari settori da quello tecnologico a quello dell'istruzione che si evidenziano nel 1899 nella grandiosa mostra voltiana.
(Fonte: Tito Broggi “Storia del setificio comasco”, Bruno Caizzi “L'economia”)
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